ELEZIONI AMMINISTRATIVE. A TORINO, SULLA SCHEDA, COMPARIRA' UNA SOLA FALCEMARTELLO: QUELLA DEL PARTITO COMUNISTA
Si avvicinano le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale torinese, e si cominciano a delineare le strategie in merito alle alleanze per conquistare la carica di primo cittadino, o almeno quella di consigliere comunale.
Da una parte, la sindaca uscente – la pentastellata Chiara Appendino – esclude un apparentamento del Movimento 5 Stelle con il Partito Democratico al possibile turno di ballottaggio contro la destra radicale e fascista guidata da Paolo Damilano.
Dall’altra non manca l’annuncio della solita accozzaglia elettorale della falsa “sinistra” subalpina: quella che ultimamente si trova sotto la sigla Torino in Comune, e che vede come rappresentante uscente Eleonora Artesio.
In questo caso troviamo un miscuglio di sigle talmente eterogenee da non comprendere davvero come possano trovare un programma minimo comune, se non la candidatura dello storico Angelo D’Orsi e la necessità di sopravvivenza.
In tutta franchezza troviamo ben poche affinità tra i revisionisti del Partito Comunista Italiano, che qui si presentano a braccetto con quelli del collegato a loro Fronte Popolare, ed il resto della disastrata compagnia.
Ci piacerebbe conoscere i punti di contatto tra costoro e gente più o meno indecente del calibro di: Democrazia e Autonomia – i seguaci dell’ex magistrato Luigi De Magistris – Potere al Popolo, Rifondazione, Sinistra Anticapitalista, Torino Solidale, ed altri non meglio specificati.
A quanto pare, l’unica certezza è che, sulla scheda elettorale, sarà presente soltanto una bandiera rossa con falcemartello: quella del Partito Comunista, che da tempo ha annunciato le proprie candidature attorno a Giusi Greta Di Cristina, che corre per lo scranno più alto.
Una missione complicatissima, ma che rischia di essere una passeggiata al confronto di quella della coalizione della destra moderata, almeno a dar retta a quanto scrive l’edizione telematica locale di giovedì tredici maggio del Corriere della Sera, dove campeggia un’intervista che Giacomo Antonio Portas, il leader del movimento dei Moderati, ha concesso a Gabriele Guccione.
Secondo questo fine stratega, la coalizione a guida Partito Democratico, per avere qualche possibilità di battere Paolo Damilano, dovrebbe affidarsi alla ricetta dell’ex candidato Sergio Kiamparino alle ultime elezioni regionali: cercare di intercettare il voto post ideologico.
«In questo Chiamparino è stato un maestro: anche alle ultime Regionali in città è riuscito a distanziare il centrodestra di 5 punti», sostiene il politicante democristiano: sarà anche vero, ma nel tentare un'analisi seria non si può prescindere dal fatto che, alla resa dei conti, l’ex sindaco abbia subito una vera e propria débâcle.
Bosio (Al), 15 maggio 2021
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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